venerdì 10 maggio 2013

Prova II

Ci fu un periodo in cui la scienza superò ogni suo limite e tutto ciò accadde solamente grazie a lui. Successe in un piccolo laboratorio segreto dove uno strambo scienziato riuscì ad avverare il suo folle desiderio di vendetta, quel giorno la scienza osservò ciò che non vedette mai, la vita di molte persone venne avvelenata dalla loro ingenuità, cose a noi proibite vennero rivelate.
Ma a questo punto ci arriveremo più tardi, forse è meglio cominciare dal principio di quell'assurda idea;
Mandy era lì, con i suoi occhi smeraldo, i suoi lunghi capelli castani raccolti in una coda di cavallo malfatta, ed il suo naso sottile che le donava un'aria delicata, stava contando i soldi nella cassa in attesa della chiusura del locale, come sempre scorreva le banconote una dietro l'altra senza batter ciglio, dopo che anche l'ultima veniva registrata nel suo cervello le inseriva nuovamente nella cassa, la chiudeva a chiave e si metteva a lucidare il bancone con il solito straccio che si portava appresso, credo lo facesse solamente per pensare, per poter dire “ho bisogno di qualche minuto per riordinare i miei pensieri ma nonostante questo non sto perdendo tempo” e gli e lo si poteva leggere negli occhi, trattava quel panno con estrema indifferenza, con lo sguardo fisso sul piano in marmo e chissà quale fosse il problema che la faceva sbuffare alla fine delle sue riflessioni.
Ormai nella mia tazza si intravedeva il fondo sporco di cioccolata fredda, ma io continuai a stare lì fingendo di non averla ancora finita, la guardai con fare distratto aspettando che lei venisse a ricordarmi l'orario di chiusura.
Dopo che adocchiò l'orologio si diresse verso di me;
-Ragazzo, sai già quali sono gli orari di chiusura, non posso sempre fare tardi...- ammise in tono stanco sparecchiando il tavolino e dandogli una veloce pulita.
In effetti non ebbe tutti i torti, ma la trovai così graziosa in quei suoi momenti di fretta da perdere completamente il senso del rispetto.
Le dissi che mi dispiacque per il suo ritardo e lei borbottò qualcosa facendomi cenno di consenso con la mano.
-Ciò che hai preso lo offre la casa.- affermò dirigendosi verso il bancone.
-Gentile da parte tua ma preferirei pagare- risposi raggiungendola al lato opposto.
Mi misi a cercare il portafogli nella tasca posteriore dei pantaloni e lei si voltò immediatamente, mi lanciò uno sguardo minaccioso appoggiandosi al piano e puntando la testa dritta su di me.
-Ormai ho chiuso a chiave la cassa, quindi consideralo pure un mio regalo e levati di torno...- disse frustrata.
Da lei me l'aspettavo una risposta del genere, la maggior parte delle persone rimarrebbero sbigottite da questo suo modo di fare, ma fu proprio uno degli aspetti che più mi piacquero di lei, la sua sincerità e sicurezza che mise nel dire le proprie opinioni la fecero sembrare così spavalda... .
Rimasi in silenzio per qualche secondo e lei continuò a fissarmi alzando un sopracciglio,
-beh, che fai ancora qui...?- chiese retoricamente
Sorrisi e mi diressi verso l'uscita, -Buona serata Mandy- la salutai mentre varcai l'uscita, intravidi la sua risposta da dietro il bancone e mi incamminai verso casa.
Era una bellissima serata estiva dell'anno duemiladodici, l'orologio della stazione segnava le 8:05, la gente si dirigeva a casa per la cena ed io osservavo pensieroso il marciapiede su cui stavo passeggiando, pensavo a lei; la immaginai mentre ribaltava le sedie sui tavoli e dava un'ultima spazzata al pavimento, poi usciva fuori e osservava l'orologio della stazione, chiudeva l'entrata e abbassava la serranda con la sua solita frenesia, metteva la chiave in borsa e si incamminava a passo veloce su per via Marconi.

Keiji Kentari








giovedì 28 marzo 2013

La sera di sera

La sera di sera

Rimasta ormai sola
prese una delle due tazze fumanti
sorseggiò guardando il fondo
tornò ad osservare il vuoto
e sorrise al calore















domenica 9 dicembre 2012

L'ultimo tuffo al cuore

L'ultimo tuffo al cuore

ed era dolce
il sussurro delle tue mani su di me
ma tu volevi andar via
senza lasciarmi alcun perchè
e ora piango in silenzio
senza lacrime per te
perché sei stato così stupido
da sorridere per me













venerdì 26 ottobre 2012

Tema Scolastico 2

Il buio della notte era ormai calato e i vasti campi rigogliosi di piante da frutto e di selvatica vegetazione si erano spenti, addormentandosi all'arrivo della luna.
Dalla finestra si udiva solamente il continuo scorrere del ruscello vicino a casa ed il leggero suono delle chiome sbattute dal vento.
Io guardavo le luci che laceravano quel manto oscuro, quelle dei lampioni e quelle delle case ancora sveglie, cercando forse, con un po' di timore, di scorgere quei due bagliori che attendevo ormai da molte ore.
Quando il telefonino squillò capii che era finalmente arrivato il momento e con un crescente tremolio mi diressi fuori casa, attraversai il cortile e subito riaffiorarono nella mente quelle importanti parole che mi ripetevo ormai da mesi :«L'importante è provarci, non hai nulla da perdere!», riuscii ad infondermi un po' di coraggio ma non per molto.
Intrufolai la mano nella folta siepe per cercare l'interruttore della luce, non appena un lampo squarciò quel velo oscuro mi avvicinai al cancello, lo attraversai e mi sedetti su un muretto di cemento in attesa del suo arrivo.
Cercai di osservare il più lontano possibile ma a sbarrare la vista vi era quell'enorme e grigiastra recinzione della casa accanto su cui ricadevano i migliaia di rami degli alberi che lui curava con minuziosa precisione ogni singolo giorno dell'anno.
Passarono i minuti ma l'unica forma di vita presente in quella zona, oltre a me, era quella piccola falena che continuava a sbattere amorosamente sull'involucro ardente del lampione.
Proprio quando il freddo della notte iniziava ad infilarsi dispettosamente tra le piccole aperture dei vestiti due fasci luminosi penetrarono nelle fessure che quei rami concessero, si avvicinarono sempre di più, dopo pochi secondi si riuscii ad udire il borbottante rumore del motore, fin quando si accostò di fronte al cancello, e tutto ritornò alla più totale tranquillità.
 Keiji Kentari







venerdì 29 giugno 2012

Sentire il vuoto

Sentire il vuoto
uno straziante lamento cresce
soffocato dall'incomprensione
di un pargolo ferito
sei lì a ricordarlo
ogni volta che gli occhi tramontano 

ed il tuo sorriso straripa 
logorando con orrore
un dolciastro sogno  
di un cuore solitario




Thanks Ciuchi for the title! <3 ^^
tanto tempo per farla ma ancora non mi convince.. 
Ciau! Keiji! ^^



lunedì 21 maggio 2012

Tema Scolastico


La sua pelle, così candida e sensibile, al sol tocco sembrava di sfiorar un neonato.
E i suoi occhi smeraldo, così puri e limpidi, le donavano un qualcosa..., un qualcosa di indomabile.
Ed il suo sorriso..., già..., ricordo quel suo inseparabile sorriso; quei suoi lunghi e graziosi canini, quei suoi biancastri fiocchi e quel suo continuo accendersi e spegnersi che donava invidia e felicità a chiunque lo avesse notato.
«Com'è bella quando sorride!», sussurravano inconsapevolmente le voci dei passanti; ad ogni suo pungente passo una nuova voce di ammirazione le entrava nella mente, e a ogni suo sorriso il velo della finzione le incombeva sul volto.
Tutti la adoravano, tutti la desideravano e tutti volevano avere a che fare con lei; era la più bella, la più dolce e la più generosa donna dell'Universo intero.
Non trascorse un singolo giorno senza che ella non ricevesse un nuovo mazzo floreale, una scatola dei suoi cioccolatini preferiti, o, per chi se lo poteva permettere, un prezioso gioiello.
Gli uomini facevano follie per lei, sia quelli con un'anima al proprio fianco e sia quelli liberi di amare.
«Ma grazie! Com'è gentile, non doveva proprio!», rispondeva sorpresa ad ogni bel gesto che le veniva conferito, subito dopo scattavano quei suoi due baci di ringraziamento e istantaneamente le guance del beneficiario arrossivano dall'imbarazzo.
Tuttavia, quello che gli altri non sapevano, era che quel sorriso era come una maledizione per lei; in realtà, tutta la sua giornata era un enorme e gigantesco strazio riempito da migliaia e migliaia di falsi sorrisi, lei non lo faceva apposta, ormai era istintivo sorridere per qualsiasi cosa o per qualsiasi persona, fatto sta, che il suo umore era esattamente il contrario; se era depressa, sorrideva. Se era triste, sorrideva, e se era arrabbiata o scocciata per qualcosa, sorrideva... .
Certo, tutti quei complimenti le strappavano anche un solo granello di felicità al giorno, ma tutto ciò significava solamente una cosa; ogni individuo, sia uomo che donna, era interessato solamente alla sua ineguagliabile bellezza e alla sua immensa bontà, per loro, lei non poteva avere una giornata storta o un momento difficile, tutto era rose e fiori e tutto andava per il verso giusto.
Ella attendeva inutilmente che qualcuno le venisse vicino e le domandasse semplicemente: «c'è qualcosa che non va?», ma nulla, erano tutti accecati da quel grandioso sorriso che iniettava euforia a chiunque lo avesse incrociato, non si poteva negare la perfetta finzione di esso, perciò non si poteva addossare l'intera colpa a quella povera e semplice gente di strada, la vera colpa l'aveva lei ed il suo instancabile sorriso che la tormentava..., e purtroppo, anche se in ritardo, ella lo capì.
Non attese un solo attimo, si arrese..., si arrese all'evidenza che un cambiamento così duro in quel momento non avrebbe mai potuto sopportarlo ed affrontarlo, era terrorizzata, e non aveva nessuna persona con cui confidarsi per sfogare tutto il suo pentimento... .
Così..., diede una delicata spinta allo schienale della sedia, e rimase muta per qualche minuto, aspettando che la corda strangolasse quel ridente demone. 

Keiji Kentari





Scusate per il brutto italiano usato ma non avevo voglia di correggerlo e metterlo a posto! 
ciau, Keiji! ^^





martedì 15 maggio 2012

Poesia


L'invisibile rosso
il tuo rosso e fragile manto
oscura la spina fitta nel tuo florido animo.
all'esterno continui a porgere sorrisi,
anche se sai che l'esile guscio si spoglierà
e gli ambrati sorrisi diverranno lacrime di ghiaccio.
lasciati cogliere
nonostante vada tutto male...
Keiji Kentari











Spesso le persone pensano che le cose che dissero i nostri antenati siano assolutamente perfette e vere, senza alcuna grinza di errore. 
Ma sapete, non credo affatto sia così, potrai studiare finché vuoi, potrai avere un curriculum lungo come la muraglia cinese, potrai passare ore ed ore a studiarti a memoria ogni singolo libro e potrai trascorrere cinquant'anni lavorando duramente e fissandoti le tue belle lauree appese ad un muro. Fatto sta che non sarai mai migliore degli altri, né per l'età e né per gerarchia; ci sarà sempre qualcuno un passo avanti a te, ci sarà sempre qualcuno che svolge il tuo lavoro di una vita in pochi anni e ci sarà sempre qualcuno pronto a non farsi sottomettere per tentare di farti pensare, di pensare a ciò che è giusto, di pensare al perché reagisci in un certo modo, al perché preferisci insabbiare la verità....
Non dico che ciò è giusto, anzi, "chiunque creda che ciò che afferma sia giusto è due passi indietro", ma pure questa affermazione potrebbe non essere vera, o potrebbe benissimo esserla. 
Questo è pensare, o forse non lo è...
non potrai mai sapere cosa sia giusto, mai...! o forse si... 

Un abbraccio, Keiji! ^^





lunedì 14 maggio 2012

Negligenza? Boh...


Bene, ha ragione, facciamo come dicono le sue lauree e i suoi anni di esperienza, poiché per lei sono solamente un ingenuo ragazzo con una dura vita ancora da trascorrere.
Tuttavia, le voglio chiedere una cosa, si metta sul mio stesso piano, fingiamo di essere entrambi delle semplici persone, e lei non è migliore di me:  
Perché vuoi della buona autocritica se durante un tranquillo giudizio mi gridi in faccia “come ti permetti!” “chi ti credi di essere!”? Forse ti senti contraddetta? Questa non è buona autocritica.
Come puoi pretendere di fare queste domande se un minuto prima confermavi di adempiere alla “buona” autocritica? Forse sei confusa? Questo capita a tutti... .
Ti sei mai chiesta perché alzi la voce...? vuoi sopprimere la verità...? vuoi forse ignorare il disagio per passare oltre? Questo non è corretto, e tu lo sai.
Come pretendi di risolvere la cosa con un semplice cambiamento se una delle due volontà ti ignora? Pensi che lui cambierà? Tu pensi che lui si accorgerà della sua infantilità? Si tu lo pensi e magari hai pure ragione.
Ma proviamo a parlarci chiaramente. Tu vorresti eliminare questa cosa punendo colui che ha portato a galla il problema; sei sicura che lo fai per quel motivo?
Riesci almeno a guardarmi sinceramente negli occhi?
Riesci a camminare a testa alta?
Sia sincera, non mi prenda per un ragazzino o per un cieco, che razza di persona è una in cui crede in questa giustizia? Riesci almeno a guardarmi in faccia?
Lo sai, la conoscenza per me non si apprende dai libri, quelli sono solamente spazzatura, essa si coglie pensando e ponendosi delle domande quasi surreali. Non venire a dirmi di osservare la tua lista di attestati, perché io, non la prenderò nemmeno in considerazione. Prova a pensare...
...nonostante tutto, credo che non faremo mai questo discorso come due semplici persone che fanno due passi, e credo, che queste cose finiranno nel cestino, come tutto il resto d'altronde...
Keiji Kentari





TESTO ISPIRATO ALLA CANZONE.



sabato 5 maggio 2012

Poesia


Dolceamaro dolore

ormai incisa nell' arida carne
dal sadico assassino
che percuote terrore nell'immacolato sangue
proprio come un roseo bulbo
che penetra nell'impregnata polpa
per donare un caldo ed eterno sorriso
Keiji Kentari










Scusate è da molto che non mi faccio sentire!  
ero un po' troppo impegnato :) 
un bacio, Keiji!




venerdì 23 marzo 2012

Poesia

Innocente sapore 

Sgorgano insanguinati ricordi
come crude gocce di sangue
su pelle arrossita da risi crudeli.
Lontani silenzi ululano vendetta
nell'argentea notte
dell'indelebile tempo dimenticato...
Keiji Kentari









sabato 17 marzo 2012

Poesia

Solo te 

so che tu non lo vorresti
ma più mi ignori, più mi piaci,
e più mi consideri, più ti adoro.
non puoi farci nulla
solo te io voglio!
Keiji Kentari



So benissimo che non è un linguaggio poetico ahahah, diciamo che è un po' più "moderna"
un saluto, Keiji!



 

venerdì 16 marzo 2012

1° Pagina

Dopo tutti questi anni, riesco ancora a percepire il calore della tua mano aleggiare sulla mia. Quanti anni ormai sono passati da quel terribile giorno, e quanti tramonti ho ammirato per rivederti, ancora ed ancora, per poi darti, giorno dopo giorno, il mio stanco addio... .
Un rugoso e scorbutico vecchietto, che esce all'aria aperta solamente per osservare quel lucente sole scomparire al di là delle montagne, ecco come appaio oggi agli euforici bambini che passeggiano per strada, insieme ai loro amici di avventura.
Vi starete domando il perché questo avvenimento della giornata sia così importante per la mia vita, ma forse è meglio che inizi a narrarvi la mia vita dal principio, quando tutto era ancora da scrivere.

Nacqui nel marzo del 1945, in un piccolo e freddo scantinato di una ricca casa borghese di Milano. La seconda guerra mondiale volse al termine un mese prima della mia comparsa, e questa fu la ragione del perché, mia sorella e mia madre, alloggiarono per circa tre anni in un minuscolo rifugio.
Nonostante la nostra dimora fosse sotto ad una splendida villa, la situazione economica che ci circondava andava letteralmente a rotoli; mio padre, come accadde a molti soldati italiani, venne disperso durante la spedizione sul fronte sovietico, o, molto probabilmente, morì di ipotermia durante la ritirata dalla Russia, nonostante ciò, la sua perdita non fu molto sentita, ne da mia madre e ne da mia sorella, che confermarono successivamente la sua brutalità e la sua disonestà. Non avendo un capo famiglia pronto a garantire il benessere, mia madre fu costretta a chiedere aiuto ad una sua vecchia conoscente, fortunatamente riuscii ad offrirle il vitto e l'alloggio per tutta la durata della grande battaglia e per pochi mesi seguenti, naturalmente tutto questo non fu gratuito, ella trascorse tutte le sue giornate tessendo vesti di ogni genere, dalle più minute alle più grandi, e tutto il vestiario fabbricato, veniva poi venduto ad un prezzo stracciato dalla padrona della casa (ovvero la sua “amica”) alla povera popolazione che a malapena riusciva a permettersi un pezzo di pane. Ricordo ancora quando le chiesi che cosa fossero quelle ferite che portava sulle mani, ogni volta che mi toccava con le sue gelide mani potevo percepirne ogni minima fessura, lei si limitoò a rispondere con questa semplice rassegnazione di cui solamente pochi anni dopo ne appresi il significato: «sono le cicatrici del tempo, che è trascorso troppo velocemente per esser domato».
Con il suo misero stipendio non riuscii ad acquistare molto, ma con tutti gli sforzi e i sacrifici che fece, giorno dopo giorno, nutrii se stessa e sfamò mia sorella cercando di darle razioni più grandi di ciò che poteva permettersi.
Da quello che potete scorgere tra le righe, mia madre fu una donna veramente in gamba, ebbe un carattere forte e poderoso, soprattutto durante quel pessimo periodo che intrappolò l'intera popolazione mondiale, non si diede mai per vinta, continuò a sudare le sue razioni di cibo e non smise mai di sperare in un qualche miracolo che potesse aiutarla.
Quanto a mia sorella, non saprei che cosa raccontarvi di lei, credo sia una di quelle persone indescrivibili ma solamente vivibili, la loro bontà e la loro misteriosità è difficile da rappresentare, ma se dovessi farvi capire quanto fosse strana, beh, la paragonerei alla neve, assente per troppo tempo ma presente per il periodo sufficiente a colmare quei vuoti.
Keiji Kentari



Semplice prova ahahah =P




sabato 10 marzo 2012

new story? hmm...























Dopo tutti questi anni, riesco ancora a percepire il calore della tua mano aleggiare sulla mia. Quanti anni ormai sono passati da quel terribile giorno, e quanti tramonti ho ammirato per rivederti, ancora ed ancora, per poi darti, giorno dopo giorno, il mio stanco addio... .
Un rugoso e scorbutico vecchietto, che esce all'aria aperta solamente per osservare quel lucente sole scomparire al di là delle montagne, ecco come appaio oggi agli euforici bambini che passeggiano per strada, insieme ai loro amici di avventura.
Vi starete domando il perché questo avvenimento della giornata sia così importante per la mia vita, beh, forse è meglio che inizi a narrarvi la mia storia dal principio, quando tutto era ancora da scrivere.




venerdì 9 marzo 2012

scusate!

tornerò a scrivere appena posso...
Causa:
-problema con portatile
-ispirazione pari a zero!
-Impegnato con altro...

martedì 6 marzo 2012

Poesia

Good day 

Alzo la testa perché le lacrime iniziano ad uscire,
sorrido leggermente per non farle scorrere.
Perché mi stai facendo questo? di che cosa parli?
tutte le parole che non sono riuscito a dire...
tutte le parole che non sono riuscito a dire...
mi... piaci...
ora cosa dovrei fare...?

IU







domenica 4 marzo 2012

Poesia

Rapida agonia

Serpeggia il bagliore
tra i crespi sciami di fumo.
Si espande nell'oblio il fragore assordante,
scende il terrore tra gli animi innocenti,
come castigo dopo la quieta armonia.
Keiji Kentari







sabato 3 marzo 2012

Poesia

Nel nulla

Come vecchie e rinsecchite pelli
pronte a sbriciolarsi in una miriade di granelli.
per poi dissolversi al malato vento
nell'ormai perduto tempo...
Keiji Kentari




21° Pagina

Dopo aver sospirato pesantemente, si guardò in giro e senza dirmi nulla si avviò verso l'albero a fianco del tavolo su cui si erano seduti gli altri, anche se non ricevetti alcun consenso, lo seguii. Non appena lo vidi voltarsi e appoggiarsi a quell'arbusto, mi bloccai di fronte a lui ed attesi un suo accenno al discorso precedente.
Fortunatamente i mormorii che provenivano dal tavolo non si riuscivano in alcun modo a comprendere, ma nonostante tutto, lui continuava a fissare Cecilia con aria di interesse e serenità, proprio come se stesse cercando di leggere il suo labiale.
Passarono pochi secondi senza alcun segno di una futuro dialogo, nell'aria si poteva ascoltare il leggero e fresco suono delle foglie che venivano fatte oscillare dal vento, ed in lontananza si udivano le allegre ed euforiche voci dei compagni, era proprio una bellissima giornata primaverile!
-Andrea era il ragazzo di Cecilia fino a poco tempo fa...- sussurrò rassegnato cercando con lo sguardo il soggetto di discussione,
durante la sua “ricerca”, ne approfittai per poggiarmi anch'io sul lato destro dell'albero, ad un passo da lui.
Osservai il suo sguardo che si muoveva lentamente scrutando ogni segno di vita presente in quel cortile, non appena esso si arrestò, volsi il mio sguardo nella sua stessa direzione.
Andrea se ne stava tranquillamente appoggiato al muro, con un piede si reggeva saldamente al terreno e con l'altro, appoggiandolo al muro, evitava che gli indumenti gli si sporcassero, aveva le braccia conserte ed i suoi movimenti si limitavano ad osservare i compagni spostando la testa in qua ed in là.
Avevo sospettato che lui fosse stato il ragazzo di Cecilia, ed ora ne avevo la conferma. La cosa non mi turbò molto, tuttavia se lei era così infuriata nei suoi confronti, qualcosa di losco lo avrà commesso.
-E perché è arrabbiata con lui? Nonostante il suo comportamento da duro a me pare un bravo ragazzo...- chiesi continuando a fissare quel calmo ragazzo,
-Non so nemmeno io perché se la prenda così tanto- rispose sospirando profondamente, -pure a me sembrava un bravo ragazzo, ma da quello che ci ha detto Cecilia, riguardo all'amore non lo è affatto-,
-ah ok... . Ma che le ha fatto per farla infuriare così tanto? Immagino ci sarà un motivo ben preciso per tutta quella collera-,
-Beh...- disse prendendosi una pausa, -Ceci ha detto che la trascurava troppo, faceva il cascamorto con le altre ragazze, anche in sua presenza, e si poteva benissimo notare! Quando era in compagnia di altre coetanee, non la degnava di uno sguardo, e a malapena ammetteva che lei fosse la sua ragazza. Nonostante tutto riusciva sempre a farsi perdonare dicendole faccia a faccia, quando nessuno li poteva ascoltare, frasi sdolcinate che la colpivano talmente tanto da farle dimenticare tutto il dolore che lui le causava. Non credo che queste siano le uniche ragioni del perché lei lo ha lasciato, fatto sta che da quel giorno, lo ha sempre odiato come si può odiare una mosca che tormenta il nostro sonno...-,
attesi qualche secondo ripensando a ciò che mi aveva appena confessato, dopo di che lo osservai mentre scrutava l'alta chioma di quell'albero; aveva lo sguardo perso tra quei sottili ed ondulati rami che si muovevano come tranquille onde dell'oceano, notai per puro caso un suo piccolo tic, non so da che cosa fosse portato, tuttavia esso consisteva nello strizzare leggermente l'occhio destro, proprio come se stesse ammiccando ad una giovane e bella ragazza. Sorrisi rivoltando lo sguardo verso Andrea, ora non era più solo, la ragazza che stava sempre al suo fianco lo aveva afferrato per una mano e stava tentando di tirarlo verso di se con tutta la forza che aveva, quella scena mi ricordò tanto l'innocente gesto che un classico bambino commette per trascinare una persona a lui cara, a giocare con lui.
-Quella ragazza carina è la sua fidanzata?- chiesi in tono spensierato continuando a fissare quel piccolo teatrino, - sembrano così dolci assieme...- aggiunsi sussurrando a bassa voce,
Keiji Kentari



Non lo nemmeno corretto, quindi sarà pieno di ripetizioni e errori... a presto!

venerdì 2 marzo 2012

Poesia


Soave


La tua voce oscilla
come chioma al vento.
E col tuo sguardo irradia
il dolce cuor mio.
Keiji Kentari







domenica 26 febbraio 2012

20° Pagina

Non appena tentai di entrare, la strada mi si sbarrò,
-Lascia passare sfigato- borbottò innervosito afferrando la maniglia,
mi scansai gentilmente come se non fosse successo nulla, e li osservai dirigersi verso il corridoio principale.
Fui colpito dal grazioso sorriso e dal leggero saluto che mi rivolse quella strana e tenebrosa ragazza, che passeggiava insieme a quei loschi giovanotti.
Insieme a loro risaltava ancor più carina e delicata, nonostante quel suo aspetto un po' trasandato, si poteva notare con facilità che era piena di bontà e dolcezza.
Essendo stato colto alla sprovvista, riuscii a pronunciare solamente un minuscolo e impercettibile “ciao”, tuttavia credo le bastò, rise silenziosamente coprendosi la bocca con una mano, e dopo che mi diede un'ultima occhiata, si voltò e si affrettò a raggiungere i suoi amici ormai diretti verso la classe.
Le prime due ore trascorsero silenziosamente, dovetti cambiare banco per far star Cecilia vicina a Vanessa, così mi sedetti in centro agli altri due. Come suo solito, Damon non pronunciò alcuna sillaba, per quanto riguarda Mattia, restò anche lui in silenzio a fissare la lavagna per tutto il tempo. Al suono della campanella ci dirigemmo verso il cortile, ormai la notizia del nuovo arrivato passò in secondo piano, quella frenetica e piacevole sensazione di rinnovamento era sparita dai volti dei compagni, tutto sembrò tornare alla normalità.
-Distrai Matti per un po', così parliamo tranquillamente con Ceci- sussurrò Vanessa al mio orecchio mentre attraversammo il corridoio, annuì ancora prima che lei finisse di parlare, ma il problema era, che non avevo la più pallida idea di come fare per trattenerlo a lungo... .
-Grazie piccolino- aggiunse avviandosi verso il parco affiancato al cortile,
mi accostai a Mattia nella speranza che lui mi rivolgesse per primo la parola, ma non fu così, li seguimmo finché entrammo nello spiazzo di erba, Vanessa mi lanciò uno sguardo in segno di mettermi all'opera, e non sapendo più che fare lo trattenni dandogli un leggero colpetto sulla spalla, si voltò e mi fisso tranquillamente, in attesa della mia domanda.
Lo guardai fisso negli occhi, tentando inutilmente di scorgere una qualsiasi domanda appropriata per attaccare un discorso,
-ehmm...- sussurrai a bassa voce inclinando lo sguardo verso i fili d'erba che uscivano da quella soffice terra,
-Stai bene?- domandò incredulo non appena si accorse della mia situazione di difficoltà,
-si si- esclamai sorridendo agitatamente,
-sicuro? sei tutto rosso in viso...-,
-si si, sono sicuro. Volevo solamente chiederti chi era quell'Andrea...- ammisi nella speranza che lui non si irritasse. Era l'unica domanda ragionevole che mi era frullata nella mente, e anche se parve non piacergli, era ovvio che lo avrei trattenuto per un bel po' di minuti preziosi.