venerdì 10 febbraio 2012

12° Pagina

Mi risvegliai poche ore più tardi, erano le 20:00 precise e fuori dalla finestra il chiarore del manto della sera stava per dissolversi per far spazio alla notte, la musica mi aveva provocato un forte mal di testa e gli arti erano talmente addormentati e rilassati che facevo fatica a muovermi, dal piano di sotto provenivano rumori di chiavi sbattute e di borse di plastica che si strusciavano una sull'altra, -avrà fatto la spesa, pensai.
Spensi il computer e scesi ancora frastornato le scale per andare a vedere che cosa stava combinando di così tanto caotico mia madre.
-Salve dormiglione!- esclamò sulla soglia della porta non appena mi vide,
portava tre borse di plastica con una mano, con l'altra ne reggeva due e nel mentre tentava goffamente di chiudere la porta afferrando la maniglia dorata.
Mi avvicinai a lei ancora con la faccia mezza addormentata, come gesto di compassione le liberai la mano sinistra da quelle tre fastidiose borse e le appoggiai sul tavolo della cucina.
-Grazie Luchino- disse scherzando mentre accostava la porta dell'entrata,
La guardai buffamente per farle capire di non chiamarmi in quel modo e mi lasciai cadere pesantemente sul divano in salotto.
-Ma hai ancora sonno? Che hai fatto di così stancante?- domandò incredula,
-Niente...- risposi in tono turbato.
-Vabbè...- disse scrutandomi immobile per qualche secondo.
Si diresse verso la cucina afferrando furtivamente le borse, quel suono particolare di sacchi che si strusciano l'uno sull'altro aveva un unico segnale in me, quando lei andava a fare la spesa e ritornava a mani piene voleva dire che quel giorno si sarebbe mangiato meglio del previsto, magari è solo suggestione, nonostante ciò se le madri hanno a disposizione qualcosina di più sanno fare miracoli culinari.
-Ah Luca, ho incontrato una ragazza che si chiamava Cecilia al supermercato di fronte alla scuola, ha detto che ti conosce-
-Si la conosco- risposi sorpreso in tono ancora esausto.
-è una bella ragazza ed è pure gentile, quando avresti voluto presentarmela?- domandò ridendo affacciandosi alla porta del salotto.
-Bah, mamma che dici...- risposi velocemente voltando lo sguardo verso la televisione spenta,
Sorrise e ritornò subito in cucina a riordinare la spesa negli armadietti e nei cassetti appropriati.
-Che faceva lì?- domandai ad alta voce per farmi sentire,
-Non lo so- rispose, - abbiamo parlato di altro, però il suo carrello era pieno di quelle scatolette per animali che contengono quella strana pappa gelatinosa- disse dubbiosa,
-La madre ha uno studio veterinario, e lei la aiuta, sarà per quello- dissi.
-Ma che bello!- esclamò, -Aveva proprio l'aria di una a cui piacciono gli animali-.
Dopo pochi secondi di silenzio il rimbombante campanello risuonò nel corridoio principale.
-Vai tu per favore- esclamò in tono occupato.
Sospirando pesantemente mi alzai e mi diressi verso la porta, la aprii senza guardare nell'occhiello e vidi un giovane uomo con una torta foderata in mano:
Aveva dei capelli neri, corti e dritti, degli occhi verdi smeraldo ed un sorriso bianco ed acceso, era un po' più alto di me, dimostrava trent'anni, aveva delle braccia muscolose e un fisico da ex atleta , indossava una semplice ma elegante maglietta grigia e dei pantaloni neri ormai fuori moda da un pezzo.
Keiji Kentari







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